Una Casa per le Idee

Quello dedicato ad Hermann Nitsch non può che essere un museo delle idee, o forse potremmo dire ancora meglio un museo per le idee. Mi spiego. Il lavoro artistico di Nitsch è, da sempre, improntato alla ricerca di un sentire, di un pensare, di un riflettere sull’arte che è, contemporaneamente, anche un riflettere su noi, come essere umani, sul nostro fondamento culturale (inteso nella accezione più archetipica del termine), sulla nostra identità più profonda e, in buona parte, rimossa. Il lavoro col sangue, che così tanto ne caratterizza l’estetica, sta proprio a significare questo: il confronto con ciò che noi più autenticamente siamo; il confronto con il tabù più profondo ed oscuro, quel tabù che ci lega alle origini rituali e cultuali più remote. Il museo che nasce oggi è, e deve essere, il luogo in cui questo aspetto della poetica di Nitsch trova il suo riscontro più alto. Un luogo, dunque, e non un contenitore e, in quanto luogo, sopra ogni altra cosa una casa. Con quel tanto di accoglienza, riposo, edificazione che il termine, heideggerianamente, porta con sé. Un museo, dunque, come occasione di studio, di riflessione e di ricerca. Sicuramente non un “deposito” delle opere di Nitsch, che ci saranno ed è importantissimo che stiano lì a vivere quotidianamente il loro incontro con i visitatori, d’altro canto neanche una sorta di impropria cassa di risonanza di quanto Nitsch pensa dell’arte. Luogo ed occasione di dibattito, invece, che partendo dalla sua estetica abbia come obiettivo quello di essere uno strumento di conoscenza.
Questo può avvenire, credo, grazie ad un’azione che si svolga in una duplice direzione. La prima è orizzontale: porsi il problema della storia, dei flussi che la attraversano e la hanno attraversata; creando un tessuto di saperi che ci consenta di identificare ed approfondire le dinamiche culturali, estetiche e formali che appartengono al mondo creativo di Nitsch, ma lo legano, anche, ad un sentire, pensare e praticare l’arte diffuso, anche se non sempre ben conosciuto e riconosciuto. Accanto a questa dimensione orizzontale ce n’è una di tipo verticale. Si tratta di entrare, approfondendoli, dentro quei temi - di natura non solo artistica - che rappresentano l’autentico luogo di ricerca di Nitsch. Intravedo, così, due direttrici possibili di lavoro che possono trovare periodicamente visibilità attraverso momenti pubblici, come seminari e convegni, ma è importante, pure, che la ricerca non sia vincolata solo a scadenze esterne e pubbliche, ma si svolga, per così dire, quotidianamente. Da questo punto di vista è di straordinaria importanza l’archivio che si andrà a creare. Un archivio materiale, che contenga cioè materialmente documenti, dati ed informazioni, ma anche un archivio virtuale, vale a dire una rete di collegamento che leghi tutti i luoghi in cui materiali e prodotti del pensiero artistico di Nitsch siano conservati. Il museo deve, cioè, diventare luogo ed occasione di studio. Per gli specialisti, certo, ma per gli studenti anche. Solo a questa condizione diventerà una vera e propria casa. Per le idee, dicevo, più che delle idee, nel senso che lo scopo non è tanto quello di “conservare” idee già acquisite, ma di stimolare la ricerca e la riflessione, perché le idee siano sempre nuove, rinnovate. Idee in viaggio, lungo un itinerario di conoscenza di cui il lavoro di Nitsch rappresenta l’imprescindibile punto di riferimento.

Lorenzo Mango