Independent Film Show 2013

INDEPENDENT FILM SHOW 13a Edizione

da giovedì 27 giugno a sabato 29 giugno 2013
Museo Nitsch (vico Lungo Pontecorvo 29/d Napoli)

Giovedì 27 giugno ore 21.00 Lacrimosa di Inal Sherip - Premio les frères Lumière assegnato da European Academy of Arts
Giovedì 27 giugno ore 21.30 The Keyboard and the Co-op selezionati da Guy Sherwin
Venerdì 28 giugno ore 21.00 Light, Colour, Action! selezionati da Lynn Loo
Venerdì 28 giugno ore 23.00 Live Cinema program di Guy Sherwin & Lynn Loo
Sabato 29 giugno ore 21.00 Chute, Gravité, Cosmos! selezionati da Emmanuel Lefrant
Sabato 29 giugno ore 23.00 Juke Film Boxe di Gaëlle Rouard

INDEPENDENT FILM SHOW 13th edition rassegna internazionale dedicata al cinema sperimentale indipendente anticipa l’appuntamento annuale a giovedì 27, venerdì 28 e sabato 29 giugno programmando la proiezione dei tre programmi di films e video e le due expanded cinema performances sul belvedere del Museo Nitsch.

I molteplici processi che i film/video-makers creano per strutturare quelle intense relazioni tra i materiali proiettivi e gli interventi interpretativi degli spettatori costituiscono gli elementi di studio dell’Independent Film Show. Nelle passate edizioni più volte si è evidenziata la capacità attiva del cinema sperimentale, che non relega ad una visione standardizzata ma richiede un’applicazione cosciente dello sguardo, per valutare le intricate rappresentazioni formali, i complessi codici sociali e le vaste aspirazioni cognitive che si estendono oltre lo schermo proiettivo. La possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le filosofie cinematiche indipendenti e di evidenziare le alternative e le innovazioni, che sovvertono le logiche delle produzioni di sistema, è l’approccio richiesto per accedere a questi modelli visuali complessi. L’intromissione delle luci ambientali, la posizione dei proiettori, la riflessività dello schermo, la linea di visione e la posizione nel campo visivo concorrono alla creazione dell’opera filmica, e nel momento in cui lo spettatore registra la solidità dei fotoni, che impressionano lo sguardo ed avvolgono il corpo, si attiva quel processo cognitivo capace di formare strutture mentali complesse.

Al video Lacrimosa (2013) di Inal Sherip, per la tutela delle tradizioni Europee nelle arti filmiche, va il premio les frères Lumière, indetto da European Academy of Arts, organizzazione coinvolta nella promozione di artisti residenti in Belgio, evidenziando così il fondante ruolo dell’Independent Film Show quale piattaforma attiva nella presentazione e discussione con gli autori dell’attuale cinema sperimentale.

The Keyboard and the Co-op è un programma sul suono, la musica e il film selezionato da Guy Sherwin. Molti di questi films sono stati realizzati presso la London Film-Makers’ Cooperative nata nel 1966, seguendo l’esempio per la distribuzione del New York Co-op (1962) di Jonas Mekas, e comprensiva di un laboratorio artigianale per lo sviluppo e la produzione filmica (costruito da Le Grice); la possibilità di stampare i propri films unita all’immediata opportunità di vedere i risultati favorì la realizzazione di numerose opere filmiche. La doppia proiezione del film 16mm Love Story 2 (1971) di Malcolm Le Grice, tra i fondatori della cooperativa e all’epoca insegnante di William Raban, Gill Eatherley e Annabel Nicolson, equipara le lunghezze d’onda della luce con quelle del suono in una complessa dimensione temporale. Matchbox di Wojciech Bruszewski (1975) ha una struttura semplice ma profondamente musicale, che riprende le prime opere di Steve Reich, e si compone di due brevi riprese abilmente montate verso una sottile deriva del tempo. La proprietà fisica della luce, soggetta ad una trasformazione significativa, acquista una sostanziale concretezza nella performance, realizzata su un pianoforte abbandonato fuori della LFMC, di Annabel Nicolson documentata in Piano Film (1976). Nel film A Piece for Sunlight, Piano and 45 Fingers (1979) di Jenny Okun la luce del sole che cade sul pianoforte determina quali note suonare. I tre films di Guy Sherwin Night Train che converte le luci di un paesaggio in suoni, Notes che utilizza la cinepresa come una sorta di plettro che scuote le corde di un pianoforte aperto, e Da Capo... che giustappone due serie di varianti - un viaggio in treno replicato e le diverse interpretazioni di un preludio al piano di J.S. Bach - mostrano le intense relazioni tra immagine e suono riprese dal vivo. Gli altri due films in programma Stretto di Barbara Meter e Stationary Music di Jayne Parker, entrambi del 2005, giocano rispettivamente con la musica di John Cage e di Stefan Wolpe.
Il secondo programma Light, Colour, Action! a cura di Lynn Loo è una celebrazione del colore completamente in pellicola 16mm; questa arte è caratterizzata dalle tecniche di ripresa, dagli interventi in camera oscura, dalle manipolazioni del materiale e dall’attenzione per l’evento proiettivo ideate dai film-makers per dimostrare che c’è ancora molto da scoprire sul supporto filmico. Deep Red (2012) di Esther Urslus è un’indagine dentro il colore cumulativo, realizzato a mano con una tecnica di stampa serigrafica fai da te e mixato su pellicola. Trama (1980) di Christian Lebrat utilizza varie strisce di colore che danzano con un’alternanza di movimenti ampi e più localizzati su una musica tradizionale Burundi completamente diversa dal film ma non contraddittoria. Il film Colour Separation (1974-‘76) di Chris Welsby si basa sul processo di separazione dei colori e ricorda un dipinto impressionista in movimento in cui il tempo partecipa alla costruzione dell’immagine. I due films Bouquets 26-27 (2003) e Voileiers et Coquelicots (2001) di Rose Lowder mescolano le piante, gli animali e le attività manuali dei luoghi ripresi, mostrando che è necessario poco per far apparire il mondo in modo diverso. La doppia proiezione di Autumn Fog (2011) di Lynn Loo cattura le variazioni cromatiche autunnali nel suo giardino a Londra ed espone la pellicola a varie fonti luminose provocando delle fluttuazioni gassose nei colori. Still Life (1976) di Jenny Okun riflette sulla mutabilità del colore e sull’inafferrabilità della verità fotografica, sfidando l’impossibilità di trasformare un’immagine da colore negativo a colore positivo nella stessa pellicola. Hand Grenade (1971) di Gill Eatherley è il risultato di un processo filmico laborioso ma tradizionale, in cui ogni fotogramma è stato esposto per diversi minuti con l’otturatore della cinepresa aperto mentre Eatherley disegnava vari oggetti nello spazio, tra cui il proprio corpo, utilizzando una singola torcia elettrica a basso voltaggio. Island Fuse (1971) di Arthur e Corinne Cantrills si concentra sull’interazione degli elementi proiettivi, la cinepresa e i suoi vari meccanismi, i filtri, il proiettore, e la pellicola.
La performance Live Cinema program di Guy Sherwin e Lynn Loo è incentrata sulla pellicola come materia e sulla proiezione come processo; le irregolarità meccaniche ed i bagliori errati si intersecano con i suoni prodotti dalla luce utilizzando dei microfoni, che catturano le oscillazioni luminose nel fascio proiettivo, ed i suoni ottici generati da immagini grafiche o da riprese reali. Fino a sei proiettori 16mm sono utilizzati come degli strumenti musicali, lasciando ampie possibilità di improvvisazione e di comunicazione tra i performers; i due films Vowels & Consonants e Bay Bridge from Embarcadero prevedono inoltre la partecipazione del musicista Mario Gabola in un feed-back di vibrazioni e riverberi restituiti in una nuova conformazione.
Il terzo programma Chute, Gravité, Cosmos! selezionato da Emmanuel Lefrant affronta il problema della gravità, l’energia attrattiva tra i corpi, che regola la caduta, l’equilibrio, il cosmo, e imbriglia l’uomo al peso delle cose; solo l’arte può iniettare quel respiro esistenziale per alleggerire queste forze attrattive. Dog Star Man: Part II (1963) di Stan Brakhage riguarda la capacità di vedere del bambino, che guarda con occhi “non istruiti - untutored eye” e la sua percezione è più semplice, poco educata e più sensibile. Terminal City (1982) di Chris Gallagher riprende al rallentatore la demolizione del Devonshire Hotel, che scompare in una fitta polvere assorbito da una forza invisibile. Il film On the Logic of Dubious Historical Accounts 1969-1972 (2008) di Peter Miller e Alexander Stewart è la documentazione delle dodici fotocamere Hasselblad lasciate cadere dagli astronauti sulla superficie lunare, al fine di ridurre il peso per la spedizione di rientro sulla Terra. Solar Sight (2011) è una visione trascendentale di un viaggio alchemico sul ruolo dell’uomo nel cosmo, realizzata da Larry Jordan attraverso l’animazione di collage e immagini reali e accompagnata dalla musica risonante di John Davis. Stan VanDerBeek, pioniere dell’expanded cinema e della grafica computerizzata, nel film Poemfield #5: Free Fall (1971) mixa delle immagini found footage di paracadutisti con il testo della poesia Free Fall, usufruendo delle capacità dei primi computers e della stampante ottica. I tre films All Over (2001) di Emmanuel Lefrant, Cosmos Spiritus/Nûr Version 1 (2005) di Olivier Fouchard, e Remains to be seen (1989-‘94) di Phil Solomon sono realizzati dipingendo la pellicola filmica ed alternando delle immagini con inattese tecniche di montaggio, anche qui dimostrando che soltanto l’arte eleva l’anima dell’essere umano oltre la sua condizione materiale.
In anteprima italiana (come molti dei films e video in programma), Juke Film Boxing di Gaëlle Rouard, film-maker alchimista specialista nella precipitazione dell’argento su pellicola, che ci mostra i suoi films manipolando dal vivo i due proiettori 16mm. Gaëlle Rouard interviene direttamente sulla proiezione filmica, con dei rallentamenti nello scorrimento della pellicola e dei giochi con l’otturatore, con l’attivazione del pulsante del suono e altri numerosi atti che non si vedono compiere. Questi interventi millimetrici suggeriscono che l’opera è precisa come quella di un musicista che sa come mettere una nota in un dato momento, qui è quell’immagine di quel proiettore illuminata in un istante particolare, per un effetto di partitura visiva che deve esser stato provato molte volte e suscita ammirazione per tanto lavoro. Il tempo rapido del ‘tocco’ causa dei riflessi luminosi e modella, per intrigo, l’infinità delle piccole percezioni sempre in combinazione instabile. Il film procede seguendo le irregolarità e le dissonanze delle forze e delle luci; l’immagine lavora tra illuminazione e scomparsa e, a forza di aprire la luce, la granulosità della figurazione assume un forte significato, così le linee di un volto e quelle di una nube non sono mai state così vicine in natura. La manipolazione più del montaggio e la doppia proiezione più delle sovrapposizioni rivelano una poetica del gesto su un materiale incerto e fragile come la pellicola filmica.

da Giovedì, 27 Giugno, 2013 - 21:00 a Sabato, 29 Giugno, 2013 - 21:00