Cinema Futurista

Cinema Futurista

dal 5 febbraio al 12 marzo 2009
Museo Hermann Nitsch Napoli

“…Tornando al Manifesto del Figaro (il 20 febbraio 1909), così nasce quello che dovrà essere poi il mondiale sconvolgimento nell’arte e nella vita: il Futurismo; al quale tutti dovranno e dal quale tutti prenderanno. …Infatti, il Futurismo, sprigionandosi unicamente con scintilla letteraria, scoppiò e divampò fulmineo con sbandieramenti di striscioni multicolori a lungo metraggio, in tutto l’Universo, (uno in via dei Mille, a Napoli mi magnetizzò), coinvolgendo tutte le arti: poesia pittura musica scultura cinema architettura. Quindi automaticamente straripò nella vita e nella politica”.
Francesco Cangiullo, Prefazione Le Serate Futuriste
Casa Editrice Ceschina, Milano 1961

Tra il 1890 ed il 1930 una pletora di gruppi, scuole e movimenti propagano le loro dottrine artistiche attraverso performances, giornali, pamphlets e manifesti per stabilire chiare distinzioni tra le precedenti formule artistiche di produzione e la radicale rivoluzione culturale dell’Avanguardia. Un gran numero di nuove scoperte ed invenzioni tecnologiche segna profondamente la quotidianità e cambia la percezione dell’universo fisico. Gli artisti sperimentano nuove modalità di espressione per rappresentare l’instabile e indeterminato stato dell’esistenza ed offrire una prospettiva differente dell’individuo e della società. Il trionfo della “sensazione dinamica” contro la “fissità del momento” porta gli artisti a testare le loro idee attraverso la performance e il cinema, per raggiungere il pubblico e così ri-assettare la loro nozione di arte e cultura.

Nell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Manifesto Futurista, SERATE FUTURISTE CINEMA & MUSICA condensa opere filmiche futuriste o riconducibili al futurismo a confronto tra Italia, Francia, Germania, Russia e USA, selezionate da Mario Franco, nonché registrazioni audio d’epoca e letture poetiche di autori contemporanei.
“Occorre liberare il cinema come mezzo di espressione per farne lo strumento ideale di una nuova arte immensamente più vasta e più agile di tutte quelle esistenti. Siamo convinti che solo per mezzo di esso si potrà raggiungere quella poliespressività verso la quale tendono tutte le più moderne ricerche artistiche. …Nel film futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi più svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore, dalla linea alle parole in libertà, dalla musica cromatica e plastica alla musica di oggetti”, estratto dal Manifesto del Cinema 1916 che verrà letto da Tommaso Ottonieri la prima Serata (5 febbraio ore 19.00 - Museo Nitsch) per introdurre la visione dei films di Jean Mitry, Vittorio Armentano e James Sibley Watson & Melville Webber.

PROGRAMMA

Giovedì 5 febbraio ore 19.00

Manifesto del cinema futurista - 11 settembre 1916
Lettura di Tommaso Ottonieri

Pacific 231 1949, Francia, b/n, musica di Arthur Honneger, 11 min.
Jean Mitry

Futurismo 1992, Italia, b/n e colore, sonoro, prod. Istituto Luce, 55 min.
Vittorio Armentano

The Fall of the House of Usher 1928, USA, b/n, 12 min.
James Sibley Watson e Melville Webber


Giovedì 12 febbraio ore 20.00

Aelita, regina di Marte 1924, Russia, b/n, 112 min.
Yakov Protazanov

Il secondo appuntamento di SERATE FUTURISTE CINEMA & MUSICA, a cura di Mario Franco, è dedicato al film Aelita, regina di Marte di Yakov Protazanov.
Dopo la Rivoluzione del 1917, Lenin dichiara “tra tutte le arti, il cinema è per noi il più importante” e finanzia generosamente la sperimentazione filmica dando così nuovo slancio all’industria cinematografica in Russia.
Yakov Protazanov realizza il film Aelita, regina di Marte nel 1924, un anno dopo il suo ritorno in Patria, ispirandosi alla novella di Aleksey Tolstoy, e gira delle sequenze a Mosca durante gli anni difficili del comunismo di guerra e della politica della NEP, la dura vita quotidiana ma anche gli aneliti per un mondo migliore. Le sequenze ambientate su Marte sono una galleria d’arte moderna e un laboratorio per la futura fantascienza: gli edifici sono nello stile di Antonio Sant’Elia e Mario Chiattone, non esente da contaminazioni Cubiste e Art Nouveau. I costumi e i sets ambientati su Marte sono disegnati da Aleksandra Ekster, nota artista e designer, amica di Picasso e Braque e co-fondatrice dell’Art Deco.
Il futurismo russo nasce nel 1913 quando Kazimir Malevich, a Mosca, chiama i propri quadri “Cubo-Futuristi”; il futurismo russo si distingue da quello italiano per il suo rifiuto della metafisica, la sua totale adesione al marxismo e la sua visione pragmatica ed entusiasta (ma non poetica) della macchina.


Giovedì 19 febbraio ore 20.00

Dnevnik Glumova 1923, Russia, b/n, 7 min.
Sergei M. Eizenstein

Le Ballet Mécanique 1924, Francia, b/n, 16 min.
Fernand Léger

Rebus-film 1925, Germania, b/n, 15 min.
Paul Leni e Guido Seeber

Vormittagsspuk 1928, Germania, b/n, 10 min.
Hans Richter

Manahatta 1921, USA, b/n, 10 min.
Paul Strand e Charles Sheeler

Manifesto futurista video, 1 min.
Lettura di Carmelo Bene

Parole in libertà registrazione del 1913, 3 min.
Spiralando sul golfo di Napoli registrazione radio del 1936, 1 min. 30 sec.
Filippo Tommaso Marinetti

Intonarumori video, 3 min.
Luigi Russolo

Dnevnik Glumova è il primo film di Sergei M. Eisenstein realizzato per lo spettacolo Un uomo saggio da Nicolais Ostrovsky. Le ballet mécanique di Fernand Léger con le musiche originali di George Antheil, che fu l’ispiratore del film, mostra oggetti comuni in una danza vertiginosa. Rebus-film un “gioco” filmico di due rappresentanti dell’espressionismo tedesco più vicino al futurismo, Paul Leni e Guido Seeber. Vormittagsspuk ovvero “Fantasmi del mattino”, il più noto film di Hans Richter sulla paradossale rivolta degli oggetti. Manahatta un’esaltazione del ritmo della città di due famosi fotografi newyorkesi, Paul Strand e Charles Sheeler. Chiude il programma una lettura del Manifesto futurista di Carmelo Bene ed alcune registrazioni d’epoca di Marinetti che legge Parole in libertà e Spiralando sul golfo di Napoli, e gli Intonarumori di Luigi Russolo, apparecchi da lui inventati per “intonare e regolare armonicamente e ritmicamente” i rumori.


Giovedì 26 febbraio ore 20.00

Entusiasmo (Sinfonia del Donbass) 1931, Russia, b/n, sonoro, 70 min.
Dziga Vertov


Giovedì 5 marzo ore 19.00

Piedigrottesco
di Giovanni Fontana
su Piedigrotta 1913 del parolibero Francesco Cangiullo futurista napoletano
musica di Luca Salvadori
Giovanni Fontana voce, trombette, fischi, sirene e percussioni
Luca Salvadori pianoforte preparato e percussioni
Giovanni Fontana e Luca Salvadori sound design

Celovek s Kinoapparatom (L’uomo con la macchina da presa) 1929, Russia, b/n, 70 min.
Dziga Vertov

Weekend 1930, Germania, 11 min. 30 sec.
Walter Ruttmann

Pur muovendo da premesse che fanno riferimento all’inventiva “declamatoria” coltivata in seno al Futurismo, con “Piedigrottesco 2009”, Giovanni Fontana e Luca Salvadori allargano e snervano i confini della poesia e della “poesia sonora”, ridefinendone lo spazio acustico. Fontana riscrive la “Piedigrotta” di Francesco Cangiullo (1913) riferendosi a versanti sonori costruiti sull’uso della vocalità come vero e proprio asse portante di strutture linguistiche intermediali, esaltate in performance dal contrappunto videografico di Antonio Poce. L’operazione, se da una parte ci ricollega alla sperimentazione fonetica dell’avanguardia, dall’altra rivela una concezione della materialità del linguaggio fondata sulla corporeità dei performer e mediata da un uso attento dell’elettronica e da inusitati rapporti con gli universi musicale e visuale.
Passando dall’onomatopea cangiulliana ad orizzonti acustici lontani da qualsiasi effetto mimetico, gli autori realizzano sul testo una vera e propria maschera elettrofonica, dietro la quale il suono viene articolato come uno degli aspetti fondamentali del linguaggio.

GIOVANNI FONTANA
Poliartista, ha esperienza di arti visive, architettura, teatro, musica, letteratura, ma predilige le scritture intermediali. Negli anni 70 inizia la sua collaborazione con Adriano Spatola, che gli pubblica “Radio/Dramma” (Geiger, 1977), testo che si pone tra poesia visiva, scrittura paramusicale, partitura d’azione, libro d’artista. Nel 1978 entra nella redazione di “Tam Tam” e inizia a frequentare i più significativi esponenti della sperimentazione poetica internazionale: da Dick Higgins a John Giorno, da Henri Chopin a Bernard Heidsieck, da Julien Blaine a Jean-Jacques Lebel. Partecipa a centinaia di festival di nuova poesia e di arti elettroniche, da Parigi a New York, da Tokyo a Shanghai. Già nel 1981 Arrigo Lora Totino lo definisce come “uno dei migliori poeti sonori italiani”. Secondo Chopin è “della stessa scuola di composizione di Paul De Vree e come lui ci cattura, ma, in più, ha una voce superba” (1983). Senza mezzi termini per Spatola “è un maestro”, addirittura “diabolico” (1988). Heidsieck scrive che “abbiamo molto da imparare dal suo combattimento tra la voce e l’assenza” (1989); Pierre Garnier sottolinea la sua “conquista di libertà” (1999); per Gerhard Rühm “la sua poesia sonora è straordinaria”  (2003).  Ha scritto testi poetici per svariati musicisti, tra i quali Ennio Morricone, Valerio Murat, Antonio Poce, Luca Salvadori e Roman Vlad. Con Salvadori ha curato l’antologia sonora “L’in/canto del verso” (Baobab, 1994).

LUCA SALVADORI
Compositore e organista, ha composto più di 70 lavori teatrali, orchestrali e cameristici, eseguiti da interpreti di prestigio sia in Italia che all'estero; la maggior parte delle sue opere è pubblicata dalle case editrici Ricordi, Carrara, Edipan. Intense e prestigiose le sue collaborazioni (al fianco di Andrea Guerrra) in qualità di orchestratore per le colonne sonore di molti film (tra cui: Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Hotel Rwanda, Cuore Sacro, Pursuit of happyness, Donkey Xote, Accidental Husband, Parlami d’Amore, Un giorno perfetto, Pa-ra-da) e di numerose fiction televisive (tra cui: Soraya, La guerra è finita, Zodiaco, Il commissario De Luca, Coco Chanel). Inoltre ha scritto musiche per la danza (Don Giovanni: il gioco di Narciso, coreografia di Mauro Astolfi, per la Biennale Danza di Venezia 2008), per spettacoli teatrali (collaborando con Achille Millo, Mario Roberto Cimnaghi, Veneto Teatro, Teatro di Roma) e programmi radiofonici (RAI).
Collabora da molti anni con il poeta e performer Giovanni Fontana, con cui ha realizzato, tra l’altro: Piedigrottesco2009, Vertenze Mozartiane, Controcanto (Lione, 1999), Tarocco XVII, Date dimore e questioni di stile, ecc. È docente di Composizione al Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone.

ANTONIO POCE
Ha studiato Composizione con Ennio Morricone e Domenico Guaccero e ha frequentato corsi di perfezionamento con Salvatore Sciarrino. Più volte vincitore di Borse di Studio ha sempre ottenuto apprezzamenti lusinghieri per la qualità del proprio lavoro. Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti in numerosi concorsi internazionali di composizione. Autore di musica sinfonica e cameristica, nutre  particolare interesse per il Teatro Musicale. Suoi lavori sono eseguiti in Italia e all’estero presso importanti istituzioni musicali. È stato Direttore Artistico della manifestazione intermediale Europa Festival, evento unico nel suo genere distintosi come catalizzatore di molteplici fermenti artistici e culturali. Dal 1997 dirige il “Centro HERMES, Laboratorio dei Processi Intermediali”. La struttura, che si avvale della collaborazione stabile di  Giovanni Fontana, Valerio Murat e Giampiero Gemini, si è  affermata in tutto il suo valore realizzando numerose produzioni che hanno ottenuto riconoscimenti in ambito internazionale. Parallelamente alle attività  musicali conduce una intensa attività  nel campo della creazione grafica e della videoarte. Tra le sue videografie ricordiamo “Nuvolari”, “Coppi”, “Visez au coeur”, “Sirene e incanti”, “Diavolo/Figura”. È docente di Composizione al Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone.

Celovek s Kinoapparatom (L’uomo con la macchina da presa), il più famoso film di Dziga Vertov ed un manifesto del cinema futurista e costruttivista. Si regge sull’assunto che la cinecamera vede molto più dell’occhio umano, può alterare il tempo e lo spazio: il cine-occhio serve per capire, non solo per vedere. Vertov percepisce con assoluta lungimiranza che il nuovo strumento di rappresentazione può rivoluzionare il nostro rapporto con il mondo visibile ed udibile. Solo per l’udito è il Weekend di Walter Ruttmann: prima registrazione audio dal vivo montata su pellicola 35mm (non esisteva ancora il nastro magnetico); è considerato il primo prodotto del documentario radiofonico a livello internazionale.


Domenica 8 marzo ore 18.00
AVANGUARDIE AL FEMMINILE

Olympia I.Teil Fest der Völker (Parte Prima: Il Festival del Popolo) 1938, Germania, b/n, sonoro, 110 min.
Leni Riefenstahl

Visual variations on Noguchi 1945, USA, b/n, 4 min.
Marie Menken

Letture di Giovanna Marmo dall’antologia di scrittrici futuriste a cura di Cecilia Bello Minciacchi
(Edizioni Bibliopolis)

Al futurismo parteciparono, con entusiasmo e originalità, donne di cui negli anni si è in larga parte persa memoria. Furono artiste poliedriche, danzatrici, scultrici, pittrici, ricamatrici, arredatrici, fotografe, trasvolatrici, ma in grandissimo numero furono scrittrici di poesie, prose, sintesi teatrali e tavole parolibere. Le scrittrici futuriste non formarono un gruppo omogeneo: parteciparono all’avanguardia in forme molto libere e in tempi e modi singolari attraversando l’intero arco di vita del futurismo. È infatti la produzione artistica, segnatamente letteraria, quella che meglio sa incarnare e rappresentare la concezione della donna nel futurismo. Più degli assunti dichiaratori, sono i temi e gli espedienti stilistici, le predilezioni nei generi letterari, la vivacità delle sperimentazioni parolibere a rivelare la coscienza che ciascuna ha avuto di sé e del proprio ruolo di donna e artista futurista. Quelle Forze femminili che Benedetta in una sintesi grafica rappresentò, mirabilmente, come Spirale di dolcezza + serpe di fascino.


Giovedì 12 marzo ore 20.00

Les Mystères du Château de Dé 1929, Francia, b/n, 25 min.
Man Ray
Traité de bave et d’éternité 1951, Francia, 130 min.
Jean Isidore Isou

Les Mystères du chateau de dé (I misteri del castello del dado) di Man Ray. Ogni azione è determinata da un colpo di dado, per illustrare il noto detto del poeta Mallarmé: "un colpo di dado non può mai abolire il caso".

Traité de bave et d’éternité di Jean Isidore Isou: negli anni cinquanta il movimento lettrista e proto-situazionista farà propria la lezione delle avanguardie storiche, dal futurismo al surrealismo, preparando il clima della rivolta giovanile di un decennio successivo


FUTURISMO AL CINEMA con note di Mario Franco

Il Futurismo è anche “macchinolatria”, amore smisurato per la velocità: se la macchina è più bella della Nike di Samotracia la Pacific 231 fu la locomotiva che ispirò la musica di Arthur Honneger, che Jean Mitry sincronizzò più tardi sulle immagini del treno. Futurismo, un documentario di Vittorio Armentano letto da Alberto Lupo e Oreste Lionello con un’intervista ad Aldo Palazzeschi che racconta la sua esperienza con Marinetti. The Fall of the House of Usher di James Sibley Watson e Melville Webber: partendo dal famoso racconto di E. A. Poe, il film mostra invenzioni scenografiche e costumi direttamente ispirate al Movimento italiano che in USA divenne noto grazie a Joseph Stella. Gli effetti di dinamismo ed il gioco lettrista, che modella ambienti e avvenimenti, rende questo filmato un esempio importante del futurismo internazionale.

Aelita, regina di Marte di Yakov Protazanov: tra futurismo e fantascienza. Oggi il film è interessante anche per le sequenze girate a Mosca, durante gli anni difficili del comunismo di guerra e della politica della NEP, la dura vita quotidiana ma anche gli aneliti per un mondo migliore. Le sequenze ambientate su Marte sono una galleria d’arte moderna e un laboratorio per la futura fantascienza: gli edifici sono nello stile di Antonio Sant’Elia e Mario Chiattone, non esente da contaminazioni cubiste e Art Nouveau. Il futurismo russo nasce nel 1913 quando Malevitch, a Mosca, chiamò i propri quadri "cubo-futuristi"; il futurismo russo si distingue da quello italiano per il suo rifiuto della metafisica, la sua totale adesione al marxismo e la sua visione pragmatica ed entusiasta (non poetica) della macchina.

Dnevnik Glumova è un esperimento futurista di Sergei M. Eizenstein realizzato per lo spettacolo Un uomo saggio da Nicolais Ostrovsky. Le ballet mécanique di Fernand Léger con le musiche originali di George Antheil, che fu l’ispiratore del film, mostra oggetti comuni in una danza vertiginosa. Rebus-film un “gioco” filmico di due rappresentanti dell’espressionismo tedesco più vicino al futurismo, Paul Leni e Guido Seeber. Vormittagsspuk ovvero “Fantasmi del mattino”, il più noto film di Hans Richter sulla paradossale rivolta degli oggetti. Manahatta una esaltazione del ritmo della città di due famosi fotografi newyorkesi, Paul Strand e Charles Sheeler. Chiude il programma una lettura del Manifesto futurista di Carmelo Bene ed alcune registrazioni d’epoca di Marinetti che legge Parole in libertà e Spiralando sul golfo di Napoli, e gli Intonarumori di Luigi Russolo, apparecchi da lui inventati per “intonare e regolare armonicamente e ritmicamente” i rumori.

Entusiasmo (Sinfonia del Donbass), primo film sonoro del grande Dziga Vertov che unisce al famoso motto “la vita colta in flagrante” una sintesi di rumori e musica di straordinaria efficacia.

Celovek s Kinoapparatom (L’uomo con la macchina da presa), il più famoso film di Dziga Vertov ed un manifesto del cinema futurista e costruttivista. Si regge sull’assunto che la cinecamera vede molto più dell’occhio umano, può alterare il tempo e lo spazio: il cine-occhio serve per capire, non solo per vedere. Vertov percepisce con assoluta lungimiranza che il nuovo strumento di rappresentazione può rivoluzionare il nostro rapporto con il mondo visibile ed udibile. Solo per l’udito è il Weekend di Walter Ruttmann: prima registrazione audio dal vivo montata su pellicola 35mm (non esisteva ancora il nastro magnetico); è considerato il primo prodotto del documentario radiofonico a livello internazionale.

Les Mystères du chateau de dé (I misteri del castello del dado) di Man Ray. Ogni azione è determinata da un colpo di dado, per illustrare il noto detto del poeta Mallarmé: "un colpo di dado non può mai abolire il caso". Traité de bave et d’éternité di Jean Isidore Isou: negli anni cinquanta il movimento lettrista e proto-situazionista farà propria la lezione delle avanguardie storiche, dal futurismo al surrealismo, preparando il clima della rivolta giovanile di un decennio successivo.

Giovedì, 5 Febbraio, 2009 - 17:00