Avanguardie a Confronto

AVANGUARDIE A CONFRONTO

a cura di Mario Franco
dal 2 aprile al 25 giugno 2009 ore 20.00
Museo Hermann Nitsch

“C’è un modo di andare al cinema come altri vanno in chiesa e io penso che, da un certo punto di vista, davvero indipendente da ciò che vi si dà, è là che si celebra il solo mistero assolutamente moderno”.

André Breton

Il successo della rassegna Serate Futuriste Cinema & Musica, appena conclusa presso il Museo Nitsch, dimostra che esiste ancora interesse ed attenzione per il Cinema delle Avanguardie. La Fondazione Morra continua le proiezioni del Giovedì mettendo a confronto il cinema sperimentale di vari paesi europei e quello americano, nel periodo che va dalle cosiddette “Avanguardie storiche” fino ai primi anni ’60 ed alla nascita del cinema underground.
L’avanguardia rigetta e critica il cinema di intrattenimento ed il suo modo di produzione industriale; la sua ricerca determina significati invece che fiction film commerciali ed è orientata da un linguaggio non compromesso dal regime. La maggior parte dei film/video-makers enfatizzano la visione più che il testo ed il dialogo e sfuggono le rigide classificazioni; alla fine le differenti nomenclature - avanguardia, underground, sperimentale, indipendente - condividono lo stesso senso di estraneità, libertà ed indipendenza.
Gli anni 1920 rappresentano un periodo di grande creatività del XX secolo ed un indiscutibile modello di avanguardismo. Una miriade di movimenti artistici - Dada, Surrealismo, Costruttivismo, Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Astrattismo co-esistono nello stesso periodo e molti artisti fluttuano da un campo all’altro; inoltre le differenti modalità di espressione - danza, musica, pittura, poesia, scultura, cinema - caratterizzano la fertilizzazione incrociata nelle forme artistiche.

La prima serata compara i films francesi Anémic Cinéma di Marcel Duchamp e La glace à trois faces di Jean Epstein e quelli americani Autumn Fire di Hermann G. Weinberg, H2O di Ralf Steiner e Lot in Sodom di James Sibley Watson.

ABBONAMENTO € 40.00 / INGRESSO SERATA € 5.00

AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 2 APRILE 2009 ore 20.00

FRANCIA:
Marcel Duchamp - Anémic Cinéma, 1926 (b/n, 7 min.);
Jean Epstein - La glace à trois faces, 1927 (b/n, 31 min.)

USA:
Herman G. Weinberg - Autumn Fire, 1931 (b/n, 15 min.);
Ralph Steiner - H2O, 1929 (b/n, 12 min.);
James Sibley Watson - Lot in Sodom, 1933 (b/n, 27 min.)

Anémic Cinéma. Firmato dal suo alter ego Rrose Sélavy, il titolo del film è l’anagramma della parola cinéma. Il film consiste in una serie di giochi di parole in francese scritte a spirale che si alternano ai Rotoreliefs - dischi ottici rotanti; il film è privo di senso, in linea con le idee sovversive del Dadaismo.

Jean Epstein spesso si riferisce allo sguardo fisso della cinepresa come ad un atto sensuale e persino erotico; la sua dipendenza per il primo piano, l’ossessione per l’oggetto, la padronanza del montaggio, della variazione di velocità di ripresa e la fiducia nelle abilità interpretative del pubblico sono tutte presenti in questo film.

Autumn Fire. Questo poema filmico è un ritratto commovente di due giovani amanti divisi che si desiderano vicendevolmente. La donna è in campagna, l’uomo a New York ed il film oscilla fra questi due luoghi. Ognuno dei due cammina in solitudine, mentre la cinepresa cattura splendidamente la bellezza e l’isolamento della campagna come della città.

H2O è uno studio di riverberi luminosi sull’acqua. “…Ho cercato di vedere come e quanti materiali interessanti potevo ottenere impegnandomi a guardare l’acqua in un modo nuovo, piuttosto che fare trucchi con la cinepresa”. Un semplice esperimento che mostra le possibilità della pellicola di rappresentare la semplicità della vita, qualcosa di ordinario quanto l’acqua, ma molto difficile da osservare con la sola percezione umana.

Lot in Sodom. La storia biblica di Sodoma e Gomorra è qui raccontata come una danza scatenata e riempita di immagini erotiche omo/etero sessuali. Purtroppo il sovraccarico di simboli, l’uso delle sovrapposizioni e di elementi astratti non aiutano la narrazione.

 


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 9 APRILE 2009 ore 20.00

GERMANIA:
Hans Richter - Rhythmus 21, 1921 (b/n, 3 min.);
Viking Eggeling - Symphonie Diagonale, 1924 (b/n, 7 min.);
Hans Richter - Filmstudie, 1928 (b/n, 8 min.);
Ernö Metzner - Überfall, 1928 (b/n, 22 min.);
László Moholy-Nagy - Lichtspiel: Schwarz-Weiss-Grau, 1930 (b/n, 12 min.)

RUSSI in FRANCIA:
Dimitri Kirsanoff - Ménilmontant, 1926 (b/n, 37 min.);
Sergei M. Eisenstein - Romance Sentimentale, 1930 (b/n, 20 min.);
Dimitri Kirsanoff - Brumes d’Automne, 1929 (b/n, 12 min.)

Il decennio 1920-1930 rappresenta un periodo di grande creatività ed un indiscutibile modello di influenza ancor oggi. In Germania i primi films astratti o absolute cinema si inspirano alla pittura di Kandinsky, Kupka, Malevich, Mondrian e Picasso, partendo da una pura nozione platonistica dell’essenza della realtà fatta di astratte forme geometriche, ma anche dalla liberazione dei processi del subconscio.
In Rhythmus 21 Richter esplora l’illusione filmica dello spazio e della profondità utilizzando unicamente dei quadrati e rettangoli; ciò che viene percepito non è la forma ma il movimento o ritmo inteso in senso musicale. Le forme geometriche utilizzate da Eggeling rappresentano invece complesse astrazioni, reminescenze di geroglifici ma anche tracce simboliche di oggetti quotidiani.
Il Surrealismo e Dadaismo francese ha verso il cinema un approccio più poetico connesso al concetto del sogno, della visione e reverie.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 16 APRILE 2009 ore 20.00

ITALIA:
Filoteo Alberini - La presa di Roma, 1905 (b/n, 5 min.);
- Il piccolo garibaldino, 1909 (Prod. Film Cines, b/n, 14 min.);
Mario Caserini - Anita Garibaldi, 1910 (b/n, 11 min.);
Roberto Rossellini - Fantasia sottomarina, 1939 (b/n, 12 min.)

USA & BELGIO:
Yean Xenakis, Edgard Varèse e Le Corbusier - Het elektronisch Gedicht (Poème électronique), 1958 (musica Edgard Varèse, b/n e colore, 10 min.)

CANADA:
Ryan Larkin - Syrinx, 1965 (musica Claude Debussy, b/n, 3 min. 5 sec.)

FRANCIA:
Jean Epstein - Le tempestaire, 1947 (sonoro, b/n, 22 min.);
Jean Painlevé - Le Vampire, 1939-45 (sonoro, b/n, 8 min.)

Nel 1895 Alberini costruisce un primo apparecchio per la ripresa, la stampa e la proiezione di immagini che dovevano raggiungere l’effetto del movimento, ottenuto “mediante una serie di rapide fotografie che consentivano di fissare l’analisi del movimento”. Dopo una serie di esperimenti nasce il Kinetografo, brevettato il 11 novembre 1895 a pochi mesi di distanza del brevetto Lumière (13 febbraio 1895). La presa di Roma, grande ricostruzione storica in sette quadri, mostra l’assalto dei bersaglieri, la bandiera bianca che per ordine di Pio IX si alza su San Pietro e l’apoteosi dell’Italia “…una, libera e indipendente”, ma di quei 250 metri di pellicola ne sono rimasti solo 75, quattro minuti di proiezione. Il film è dedicato alla ricostruzione dell’episodio che chiude il Risorgimento e segna la fine del potere temporale del Papa; come ha spiegato lo storico Giovanni Lasi, “…Alberini non si limita ad affrontare un argomento storico ma piuttosto rinvigorisce un episodio vitale per l’esistenza stessa dello Stato italiano... Più che volgersi verso il passato, Alberini si preoccupa del futuro del proprio Paese”.

Poème électronique è il primo ambiente elettronico-spaziale che combina l’architettura, il film, la luce e la musica in un’esperienza totale fatta in funzione del tempo e dello spazio.

Allievo di Norman McLaren, Ryan Larkin sviluppa una tecnica di montaggio che combina insieme fotogrammi fissi di azioni e disegni a carboncino.

Epstein è una figura complessa, il concetto centrale nei suoi scritti degli anni ‘30 resta indefinibile e fa ricorso ad un’essenza magica o mistica del cinema; Le Tempestaire è l’evocazione semi-documentaria del paesaggio rurale e marino bretone.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 23 APRILE 2009 ore 20.00

FRANCIA:
Jean Epstein - Coeur fidèle, 1923 (b/n, 84 min.)

USA:
Slavko Vorkapich e Robert Florey - The Life and Death of 9413: a Hollywood Extra, 1927 (b/n, 11 min.)

Jean Epstein entra nel mondo del cinema con la stesura del libro “Bonjour Cinema” nel 1921 e da allora combina insieme films e scrittura, considerandoli attività complementari e parallele. Per Epstein il cinema non può essere mera riproduzione della realtà ed il film-maker dovrebbe utilizzare alcune tecniche di ripresa e montaggio come una grammatica cinematografica.
Jean Epstein diviene esponente di punta, con Abel Gance e Louis Delluc, della cosiddetta “première vague”, accompagnando, come Eisenstein, la propria attività creativa con una continua ed importante riflessione teorica sul cinema. Grazie ad un uso sperimentale ed inedito del ralenti e dell’accelerazione, oltre ad una drammaturgia minuziosa, il regista ottiene una recitazione dei suoi attori che egli stesso paragona ad una “…febbre lenta, un’incubazione morbosa” in cui l’intensità emotiva di un gesto viene esaltata dalla tecnica di ripresa.
In Coeur fidèle, Epstein filma una semplice storia di amore e violenza, “…per vincere la reticenza di quanti ancora credono che soltanto il melodramma può interessare il pubblico”, ma spogliata dalle ordinarie convenzioni, così sobria e semplice da approcciare la nobiltà e l’eccellenza della tragedia.
The Life and Death of 9413: a Hollywood Extra di Slavko Vorkapich e Robert Florey mette insieme le tecniche di montaggio dell’espressionismo tedesco e quelle della scuola sovietica. Realizzato su di un tavolo da cucina con soli 96 dollari, il film utilizza “le sinfonie del movimento visivo” per far avanzare la storia il più rapidamente e vividamente possibile. La storia di un uomo che vuol diventare una stella di Hollywood, ma viene de-umanizzato ed identificato con un numero impresso sulla sua fronte.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 30 APRILE 2009 ore 20.00

ITALIA:
Giuseppe Berardi e Arturo Busnengo - L’Inferno, 1911 (Prod. Helios Film, b/n, 17 min.)

FRANCIA:
Luis Buñuel e Salvador Dalì - Un chien andalou, 1928 (b/n, 16 min.);
Luis Buñuel - L’Âge d’Or, 1930 (b/n, 62 min.)

Nel gennaio 1911 L’Inferno, prodotto della Helios Film, sbarcò sugli schermi tre mesi prima di quello della Milano Films. Girato nelle campagne intorno a Velletri, dichiaratamente ispirato alle illustrazioni di Gustave Doré, con Giuseppe Berardi nella doppia funzione di protagonista (Dante Alighieri) e di co-regista del film con Arturo Busnengo, il film racconta in 23 quadri e 18 didascalie le “principali e più cinematografabili visioni dell’Inferno dantesco”. Ci sono molte omissioni nella storia, ma in compenso c’è un tocco sexy (Francesca a seno nudo) e molte scene di indubbio fascino visivo, come il volo dei lussuriosi (dove la lezione dei trucchi di Georges Méliès è perfettamente acquisita) o le figure fuori misura di Minosse e dei Giganti sepolti fino all’ombelico. Quello che colpisce è la netta preponderanza delle immagini sulle didascalie, a riprova che nel 1911 il cinema e il suo pubblico non si preoccupavano di spiegare ogni cosa, ma puntavano sulla forza visiva per conquistare lo spettatore. (Paolo Mereghetti)
Un Chien andalou è tra i films più analizzati nella storia del cinema sperimentale ma, come ogni capolavoro, elude le semplici e riduttive analisi. Il film, scritto in meno di una settimana, si basa sui sogni di Dalí e Buñuel e nasce da una comune adesione: non accettare nessuna idea o immagine che possa far scaturire una spiegazione razionale, culturale o psicologica. Più che al simbolismo misterioso del film, l’attenzione è per la struttura del montaggio: spazi irrazionali, distorsione temporale, confusione dei generi, in Un Chien andalou gli elementi narrativi e le azioni eccitano la psicologia dello spettatore ed al tempo stesso lo distanziano respingendo l’empatia, il significato e la conclusione.
L’Âge d’Or, finanziato dal visconte Charles de Noailles, che per questo rischiò la scomunica, fu proiettato per soli sei giorni allo Studio 28 di Parigi. Il prefetto Chiappe (da Buñuel ridicolizzato ne Il diario di una cameriera, 1964) ne pretese la distruzione, e fu rieditato solo nel 1950. La copia qui mostrata è quella restaurata dal Centre Pompidou, Parigi. Buñuel e Dalì lavorano sull’ebbrezza prodotta dall’immagine cinematografica, luogo di confine tra lo stato di veglia e lo stato onirico. Cinema dunque come mezzo che agisce sull’intero sistema percettivo, medium tra corporeità ed immagine.
L’Âge d’Or celebra l’amour fou, gioco passionale di ricerca dell’amore nel mondo borghese (un uomo e una donna ostacolati nei loro tentativi di incontro). Buñuel manipola continuamente il tempo, lo spazio e la messa in scena per pervertire la logica della continuità narrativa; la sua strategia di montaggio è il faux raccord, la discordanza prodotta da oniriche immagini trasfigurate della realtà.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 7 MAGGIO 2009 ore 20.00

FRANCIA:
Jean Epstein - La Chute de la Maison Usher, 1928 (b/n, 63 min.)

USA:
James Watson e Melville Webber - The Fall of the House of Usher, 1926-28 (b/n, 12 min.);
Orson Welles e William Vance - The Hearts of Age, 1934 (b/n, 8 min.)

OLANDA:
Joris Ivens - De Brug (The Bridge), 1928 (b/n, 11 min.);
- Regen (Rain), 1929 (b/n, 12 min.)

Attraverso l’uso competente di ciò che allora era una tecnologia primitiva, con una fertile immaginazione ed un irrefrenabile talento creativo, Jean Epstein ha unito i principi apparentemente inconciliabili dell’espressionismo, del romanticismo e del surrealismo.

La Chute de la Maison Usher è una trasposizione dei famosi racconti The Fall of the House of Usher e The Oval Portrait di Edgar Allan Poe. Nella storia originale di Poe i personaggi principali maschile - femminile sono fratello e sorella, mentre Epstein cambia la coppia in marito - moglie, presumibilmente per evitare il suggerimento dell’incesto; egli mantiene invece l’analisi dei limiti della conoscenza e della percezione di Poe - filmando i personaggi frammentati ed oscurando persone, oggetti o luoghi attraverso ombre, annebbiamenti ed opacità. Il montaggio instabile in cui i tagli non si combinano uniformemente, l’uso abile delle immagini sovrapposte, la fotografia in slow motion e l’interazione intelligente di luce ed ombra generano un mondo fantastico da incubo, così credibile che lo spettatore è immerso in esso ed avverte realmente il terrore.
The Fall of the House of Usher di J. Watson e M. Webber genera una potente, spaventosa ed elettrificante evocazione immaginativa del racconto di Poe. Il film si burla di quasi ogni possibile tabù repressivo che attanagliava già i films di Hollywood, attraverso una serie prevedibile di codici convenzionali. Il film rinuncia agli scritti che accompagnano solitamente la narrazione nel cinema silenzioso.
The Hearts of Age, il primo film di Orson Welles e William Vance, girato con una camera 16mm amatoriale, è una parodia de Le sang d’un poète (1930), prima pellicola di Jean Cocteau. Il film è una parabola della mortalità, anche se un po’ più grezzo rispetto ai suoi successivi successi. Come egli stesso dichiara, “…mi rallegro in presenza della morte perché penso che sia ciò che rende brillante e bella la vita. E senza, il mondo sarebbe ridicolo. Ciò mi interessa da ogni punto di vista e non è diminuito con il tempo e la pratica”.
I primi due films di Ivens si concentrano sull’elaborazione di diversi ritmi di immagini spesso mozzafiato. De Brug è un’analisi sistematica dei movimenti di un ponte ferroviario mobile, Regen è l’esplorazione astratta di una goccia d’acqua che cade; Ivens sceglie questi soggetti perché l’azione che compiono si ripete continuamente, ed egli può filmare in qualsiasi momento, a distanza di mesi, lo stesso soggetto. Il suo intento è documentare il salto temporale o anche l’esperienza vitale di un temporale, come di un treno che arresta la sua corsa per attendere il movimento di un ponte.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 14 MAGGIO 2009 ore 20.00

FRANCIA:
Germaine Dulac - La coquille et le clergyman, 1928, da Antonin Artaud (b/n, 31 min.)

USA:
Roger Barlow, Harry Hay e LeRoy Robbins - Even - as you and I, 1937 (b/n, 12 min.);
Sidney Peterson e James Broughton - The Cage, 1947 (b/n, 28 min.)

Le polemiche che circondano La coquille et le clergyman hanno diminuito l’importanza del film, offuscato l’anno seguente dalla diffusione di Un chien Andalou di Luis Buñuel e Salvador Dalí; tuttavia la sceneggiatura di Artaud fissa le fondamenta per i successivi films surrealisti ed è il primo a sviluppare molti dei principi estetici del movimento. Entrambi i films impiegano strutture temporali disgregative usuali nel sogno e shock visivi di rappresentazione per coinvolgere visceralmente lo spettatore. La coquille et le clergyman penetra nella realtà materiale ed immerge lo spettatore in un paesaggio instabile in cui non può più affidarsi all’immagine.
Il trio di giovani registi Roger Barlow, Harry Hay e LeRoy Robbins (il vero artefice del film) sono in cerca di un’idea per il soggetto di un premio, ma l’ispirazione non arriva; l’unica sequenza è “un uomo incontra una donna” subito cestinata, finché sfogliando una rivista ecco l’idea: SURREALISMO!
The Cage di Sidney Peterson e James Broughton rompe il fragile equilibrio tra la comica assurdità e la terrificante tangibilità. Il film mostra un artista che rimuove il proprio occhio; questo atto artistico si trasforma rapidamente in un’avventura urbana attraverso San Francisco.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 21 MAGGIO 2009 ore 20.00

USA:
Willard Maas - Geography of the body, 1943 (sonoro, b/n, 7 min.);
Willard Maas e Ben Moore The Mechanics of Love, 1955 (sonoro, b/n, 7 min.);
Sidney Peterson e James Broughton - The Potted Psalm, 1946 (b/n, 18 min.)

FRANCIA:
Gaston Diehl, Robert Hessens e Alain Resnais - Van Gogh, 1948 (sonoro, b/n, 18 min.);
Alain Resnais e Gaston Diehl - Paul Gauguin, 1950 (musica di Darius Milhaud, b/n, 12 min.);
Dimitri Kirsanoff - Arrière saison, 1950 (musica di Arthur Hoeree, b/n, 15 min.

Willard Maas, film-maker e poeta, sposato con la famosa Marie Menken; coppia leggendaria del mondo artistico di New York non solo per i loro influenti films underground ma anche per le feste ed incontri che riunivano artisti, scrittori, registi ed intellettuali. Geography of the body evoca il terrore e lo splendore del corpo umano come un continente sconosciuto e misterioso. L’ingrandimento estremo aumenta l’ambiguità delle immagini, ed il commento scherzoso del poeta inglese George Barker ne neutralizza o rinforza le implicazioni sessuali. Il metodo utilizzato è quello dei poeti imaginisti-simbolisti.
Mechanics of Love, realizzato con Ben Moore e la partitura originale per cetra di John Gruen, mostra l’atto sessuale ritratto attraverso simboli poetici. “…Audace ed ingegnoso, audace per il soggetto proibito, ingegnoso perché gli oggetti ordinari sono insolitamente collegati per sviluppare un’azione senza attori; l’effetto che produce è chiaro, spiritoso e completamente ardito”.
The Potted Psalm, ispirato dall’esumazione di un cimitero di San Francisco, è l’esplorazione cronologica di una casa decrepita popolata da donne che stanno invecchiando. The Potted Psalm rivela l’interesse di Peterson per la depersonalizzazione del personaggio; attraverso l’uso di intensi primi piani ed una narrazione disgiunta, Peterson combina insieme l’erotico e il decadimento in una raffigurazione dei desideri freudiani.
Tra il 1964 e 1967 Alain Resnais dirige dei brevi documentari biografici in 16mm su celebri artisti. Van Gogh diviene così popolare che l’anno successivo, riversato in 35mm, vince sia il Premio Cinema di Venezia che l’Oscar. Van Gogh racconta la vita dell’artista attraverso le sue opere, in particolare gli anni nell’istituto psichiatrico di Arles. Non c’è azione ma fotografie ed immagini statiche, Resnais usa tutti gli elementi cinematografici comuni, compresi la cinepresa in movimento, i primi piani e lo zoom.
Gauguin comincia da un autoritratto dell’artista e continua poi con il suo viaggio in aereo da Parigi all’isola di Tahiti. Il film adotta la tranquillità e la compostezza delle donne Tahitiane, ma questa evocazione del paradiso in terra cambia quando Resnais evoca le immagini di sogno ed incubo ritratte da Gauguin.
Arrière saison è rigoroso, senza speranza ed ossessivo. Una donna prova a lasciare la vita solitaria e noiosa con suo marito, un boscaiolo, ma ritorna il giorno dopo. La musica accompagna il film tranne un breve intervallo, al suo ritorno la musica si interrompe bruscamente e si sentono in lontananza le asce e le grida dei boscaioli, finché non rientra in casa.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
VENERDÍ 29 MAGGIO 2009 ore 20.00

USA:
Gregory Markopoulos - Christmas U.S.A., 1949 (b/n, 8 min.);
James Broughton - Adventures of Jimmy, 1950 (sonoro, b/n, 11 min.)
Stan Brakhage - Interim, 1952 (musica di James Tenney, b/n, 24 min.);
- Unglassed Windows Cast a Terrible Reflection, 1953 (b/n, 29 min.);
- The Way to Shadow Garden, 1954 (sonoro, b/n, 11 min.);
- The Extraordinary Child, 1954 (b/n, 13 min.)


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 4 GIUGNO 2009 ore 20.00

FRANCIA:
Henry-Georges Clouzot - Le mystère Picasso, 1956 (musica di Georges Auric, b/n, 78 min.)
Alain Resnais e Paul Éluard - Guernica, 1950 (musica di Guy Bernard, b/n, 14 min.)

Nel 1955 Henri-Georges Clouzot realizza un documentario insolito sul leggendario artista Pablo Picasso. In questo film Picasso dipinge su una tela trasparente, filmata dall’altro lato. Lo spettatore è invitato a guardare il processo di creazione dell’artista mentre prende forma. Anche se non tutte immagini che Picasso produce in questo modo sono necessariamente grandi opere d’arte, il film offre una comprensione profonda dei suoi processi di pensiero. L’artista ammette di fare degli errori e spesso mostra la battaglia per raggiungere il risultato cercato. L’insolito stile quasi surreale del film si combina con l’inimitabile stile astratto della pittura di Picasso ed il suo genio creativo apparentemente inarrestabile. Inoltre è interessante vedere l’interazione fra i due uomini quando la cinepresa li riprende. Clouzot, rinomato per la sua rigida intransigenza, sembra quasi prevaricare il grande artista, spingendolo a fare in fretta quando la preziosa pellicola comincia ad esaurirsi, anche se lo sta ingannando su quanto tempo realmente è rimasto. Il buon umore e l’umiltà di Picasso lo rende un personaggio attraente e simpatico, rivelando qualcosa della sua natura che non è facilmente distinguibile dalla sua opera.
Il 27 aprile 1937, nel mezzo della sempre più brutale guerra civile spagnola, l’antica città basca di Guernica è sottoposta ad un’estesa campagna di bombardamento delle forze tedesche, per demoralizzare la psiche collettiva della nazione Basca ed inoltre mostrare il cameratismo e l’alleanza militare con i nazionalisti sotto il comando del Generale Francisco Franco. Guernica, accompagnato da un’evocativa ode scritta dal poeta francese Paul Éluard e recitata fuori campo da Jacques Pruvost e María Casarès, è una meditazione appassionata sulle barbarie, sulla guerra e sulla resistenza umana. Alain Resnais incorpora montaggi ingegnosi di tagli veloci ed immagini frammentarie che traducono visivamente i principi del cubismo e rinforzano la struttura tematica: la sovrapposizione dei ritratti del protagonista contro l’immagine statica di una Guernica bombardata, l’illuminazione focalizzata e la parziale occlusione delle immagini sottolineano il conseguente tributo psicologico di una distruzione disumana. Il film riflette questa complessa e stratificata rappresentazione della guerra ed il suo ineludibile prezzo, non per servire da commemorazione elegiaca di una tragedia senza senso ma come preghiera solenne per la liberazione di un popolo sofferente e perseguitato.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 11 GIUGNO 2009 ore 20.00

USA:
Joseph Vogel - House of Cards, 1947 (b/n, 16 min.);
Kenneth Anger - The Man We Want to Hang, 1960 (musica di Anatol Liadov, colore, 12 min.);
Bruce Conner - Vivian, 1964 (sonoro, b/n, 3 min.);
Maya Deren - Meshes of the Afternoon, 1943 (sonoro di Teiji Ito, b/n, 13 min. 45 sec.);
Andy Warhol - Mario Banana, 1964 (colore, 8 min.)

GERMANIA:
Leni Riefenstahl - The Last of the Nuba, 1956-1964 (b/n, 8 min.)

GIAPPONE:
Toshio Matsumoto - Andy Warhol: Re-Reprodution, 1974 (musica di Joji Yuasa colore, 24 min.)

House of Cards è un esercizio surrealista divertente, dove un giovane uomo è ossessionato da atti di omicidio e violenza - da egli stesso commessi o soltanto letti sul giornale. In ogni caso il film è un viaggio nella coscienza della mente umana, con un linguaggio figurativo strano e delle figure oscure che turbinano sullo schermo. I momenti più forti sono alcune scene che riportano in mente un film noir di avanguardia, come la scena iniziale di un omicidio (immaginato o ricordato), dove sia l’assassino che la vittima sono avvolti da ombre e definiti soltanto da fasci luminosi.
The man we want to hang mostra alcuni dipinti mutuati dal leggendario e controverso occultista Aleister Crowley. Il titolo “L’uomo che vogliamo impiccare” è in sé ironico, Anger filma questi dipinti belli e delicati, realizzati da un uomo odiato da molti.
Vivian è un ritratto estatico dell’attrice Vivian Kurtz filmato in parte ad una mostra di Bruce Conner a San Francisco nel 1964. Il film è una constatazione spiritosa sulle forze richieste per vivere l’arte, inoltre nasconde una critica divertente al mercato dell’arte. Vivian Kurz, la protagonista del film, è intrappolata in una vetrina.
L’illogica traiettoria narrativa quasi da sogno, il fluido movimento della cinepresa e la colonna sonora di Meshes of the Afternoon di Maya Deren invitano ad una partecipazione contemplativa dello spettatore; l’uso di angolature insolite ed azzardate, come nella ripresa del personaggio che sogna, è una caratteristica del film che influenzerà tutti i film-makers dell’underground.
Mario Banana è una compilation di due cortometraggi di Andy Warhol, negli anni ’60 pornografia delicata ma oggi banale. L’attore, Mario, è spesso l’attrice Maria Montez, una importante icona gay nel 1960.
The Last of the Nuba descrive la cultura dei Nuba in Sudan. Dal 1962 al 1977 Leni Riefenstahl ha vissuto tra questa misteriosa tribù come prima donna bianca con un permesso speciale emesso dal governo sudanese, ha studiato il loro modo di vivere e lo ha filmato e fotografato. Il film è un importante ricerca antropologica, etnografica e culturale, specialmente visto l’avanzamento della civilizzazione che ha irreversibilmente modificato il loro modo di vivere.
Il film Andy Warhol: Re-Reprodution di Toshio Matsumoto mostra Andy Warhol ed il suo mondo di immagini e icone scomposto e moltiplicato come in un caleidoscopio.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 18 GIUGNO 2009 ore 20.00

USA:
Jonas Mekas - Scenes from the Life of Andy Warhol, 1963-1990 (sonoro, colore, 35 min.)

FRANCIA:
François Truffaut - Les Mistons, 1957 (musica di Maurice Leroux, b/n, 18 min.)

GIAPPONE:
Terayama Shuji - Marudororu no Uta (Les Chants de Maldoror), 1977 (colore, 28 min.); - Issun bōshi o Kijut susuru Kokoromi (An Attempt to Describe the Measure of A Man), 1977 (colore, 20 min.)

In Scenes from the life of Andy Warhol Jonas Mekas crea un ritratto affettuoso del suo vecchio amico a partire dal 1966 fino alla sua morte nel 1987; le immagini e i titoli sono anonimi ma si vedono personaggi famosi insieme con gente comune che gravitavano nella sua Factory.
Les Mistons è un adattamento del racconto di Maurice Pons ed il film è incentrato sulla giovinezza, devotamente eterosessuale in tutte le sue manifestazioni visive. Truffaut analizza un’estate vissuta da un gruppo di giovani ragazzi ed in particolare la relazione amorosa tra Gérard Blain e Bernadette Lafont. Les Mistons è il documento di un momento ed un luogo specifici e gravita non tanto sui personaggi ma sui luoghi, Gérard e Bernadette restano figure osservate a distanza, persi in un mondo di devozione reciproca e di amore giovanile.
Shuji Terayama è una delle figure più enigmatiche nella storia del cinema giapponese, i suoi films sono legati al simbolismo e caratterizzati da contenuti psicosessuali da molti fraintesi; Terayama è molto più di un film-maker ed il suo lavoro continua ad avere forte seguito in patria dove resta un fenomeno. Il suo originale metodo di approccio al cinema ed al teatro ha osteggiato il suo inserimento in una corrente specifica, così si è scelto semplicemente di ignorarlo.


AVANGUARDIE A CONFRONTO
GIOVEDÍ 25 GIUGNO 2009 ore 20.00

USA:
Andy Warhol - Kiss, 1963 (b/n, 15 min.); - Blow job, 1963-64 (b/n, 22 min.);
Tim Burton - Vincent, 1982 (sonoro, b/n, 6 min.); - Frankenweenie, 1984 (sonoro, b/n, 26 min.);
David Linch - The Grandmother, 1970 (sonoro, b/n e colore, 34 min.)

 

da Giovedì, 2 Aprile, 2009 - 17:45 a Giovedì, 25 Giugno, 2009 - 21:00